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La saggezza del folle e la follia del saggio

Il vero saggio non può essere conformista, perciò sembra matto...

Che cosa c'è da aspirare di più, se non a una tale saggezza?
Una saggezza che ci fa ridere, ancora prima degli altri, di noi stessi e ancora di più se riteniamo di essere saggi.
Appariremo così folli e senza senso, a chiunque ritiene di essere normale, che la peggiore delle catastrofi che possa abbattersi su di noi, l'accoglieremo con una risata.
Ma non è semplice una tale impresa, perché dovremo spogliarci di qualsiasi veste che ci faccia apparire e sentirci come persone di una certa importanza.
Essere coscienti di ritrovarci al mondo per uno scherzo del destino, da alcuni reputato perfido, e riuscire a riderci sopra.
Non è da tutti, ma non vedo l'ora di riuscirci.
A contraddire l'apparire folli, di cui sopra, rispetto a quanto un saggio può sembrare matto a chi saggio non è, la follia controllata che don Juan Matus insegna all'allievo Carlos castaneda, fa si che il saggio sappia mostrarsi come afflitto dalla follia vissuta dal cosiddetto essere normale, con tutti gli stereotipi, i pregiudizi, le convinzioni che spesso non sono che fissazioni e le nevrosi che caratterizzano gli esseri umani, nella maggior parte delle società.
Una recita, diciamo pure, che potrebbe essere giudicata come un comportamento ipocrita, tenuto per circuire il prossimo, mentre l'unico scopo è quello di non essere infastiditi dalle persone con le quali si è costretti a convivere, sembrando proprio come loro.
Una parte da impersonare a seconda di come le persone che ne fanno parte rendono l'ambiente in cui si vive, dall'abbastanza vivibile al pericoloso.
rm
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