Un saggio dello storico tedesco Jan Mohnhaupt analizza l’atteggiamento contraddittorio e paradossale del Terzo Reich nei confronti delle bestie di PAOLO VALENTINO, nostro corrispondente a Berlino Che fossero cani o gatti, cervi o leoni, cavalli o lupi, in pochi momenti della storia gli animali sono stati così importanti come durante il nazismo. Per dirla tutta, i primi veri animalisti furono i nazisti. E non solo perché Adolf Hitler era vegetariano, odiava la caccia e aveva probabilmente nel cane pastore femmina Blondi la sua migliore amica. In verità, appena arrivati al potere, nel 1933, i nazionalsocialisti approvarono una legge molto severa per la protezione delle bestie, mettendone al bando l’uso negli esperimenti, punendo ogni forma di tortura e maltrattamento, introducendo precise regole sulla macellazione tese a impedire inutili sofferenze. Come si concilia tutto questo con la brutalità e la crudeltà del regime hitleriano? E fu tutto oro quello che lucev...