Passa ai contenuti principali

26 Gennaio 2023 - Santi Timóteo e Tito

26 GENNAIO 2023 - SANTI TIMOTEO E TITO
Oggi - 26 gennaio 2023 - giovedì della III settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la memoria obbligatoria dei Santi Timóteo e Tito, vescovi. Timótheos o Timótheus (Timóteo) e Titos o Titus (Tito), questi i loro nomi rispettivamente in greco (nella loro traslitterazione nel nostro alfabeto) e latino, sono ricordati insieme nel Martirologio Romano, il giorno successivo alla festa della Conversione di San Paolo, poiché entrambi furono discepoli e stretti collaboratori dell’Apostolo delle Genti, che li nominò vescovi. Essi erano talmente intimi con Paolo, che, quando questi si recò a Gerusalemme per incontrare gli apostoli, li portò ambedue con sé. Timòteo, circonciso (in quanto figlio di madre giudea) e Tito, che non lo era (in quanto di famiglia pagana), rappresentano rispettivamente gli uomini cosiddetti “della legge” e quelli “delle genti”. Con la prima definizione, in questo profondo simbolismo, s’intendono coloro che erano sottoposti all’antica legge mosaica, quindi gli ebrei osservanti; mentre con il secondo i “Gentili”, in altre parole tutte le genti non giudaiche partecipi dei costumi e della cultura greca nel mondo romano, quindi, in opposizione al popolo israelita, i pagani. Secondo la tradizione, Paolo scrisse due importanti “lettere pastorali” a Timòteo (1 e 2 Tm) e una a Tito (Tt), quando questi erano rispettivamente vescovi di Efeso, una delle più grandi città ellenistiche della regione Ionia in Anatolia (oggi presso la costa del mar Egeo dell'odierna Turchia asiatica) e di Creta, la più grande e popolosa isola greca. Sono le uniche lettere del Nuovo Testamento non indirizzate a comunità, ma a persone, contraddistinte dalle sapienti raccomandazioni rivolte ai due per l’istruzione dei rispettivi Pastori e dei fedeli. In esse Paolo, ormai anziano, si lascia andare ad annotazioni ricche di affetto verso i due, nella fiducia di aver messo nelle giuste mani l’annuncio del Vangelo del Signore. Timòteo nacque a Listra, in Licaonia (oggi nella parte sud-est dell’Anatolia, attuale Turchia asiatica) nel 17 circa, da padre pagano e madre giudea. Dopo essersi avvicinato alla locale comunità cristiana, grazie alla sua buona conoscenza delle Scritture vi godette grande stima. Divenne poi il discepolo prediletto dell’Apostolo delle Genti, forse convertito dallo stesso durante il suo primo viaggio missionario. Infatti, quando Paolo passò da Listra verso l’anno 50, fu la locale comunità dei credenti che glielo raccomandò, al punto che egli lo prese come compagno anche nel suo secondo e terzo viaggio, facendolo circoncidere, poiché figlio di un’ebrea, per facilitargli l’apostolato fra i giudei e per rispetto verso essi. Con Paolo, Timòteo attraversò l’Asia Minore, raggiunse la Macedonia e poi Atene, da dove fu inviato a Tessalonica (l’odierna Salonicco) e poi a Corinto, tutte località della Grecia, dove collaborò all’evangelizzazione. L’apostolo gli affidò numerosi incarichi e in varie circostanze le comunità di Tessalonica, della Macedonia e di Corinto, indirizzandogli le due predette lettere, incorporate nel canone del Nuovo Testamento. Timòteo si trovava con Paolo durante la prima prigionia di quest’ultimo. In seguito era nella città di Efeso come primo vescovo, quando Paolo, prigioniero per la seconda volta, richiese la sua compagnia a Roma. Timòteo sarebbe morto martire ad Efeso nel 97, lapidato per aver pubblicamente condannato, quale vescovo, il culto al dio pagano Dioniso, anche se la Chiesa non lo commemora come martire. Tito, l’altro fedele collaboratore di San Paolo, era invece di famiglia greca pagana. Di lui non si conoscono né il luogo né la data di nascita, anche se si ritiene che dovesse essere quasi coetaneo di Timòteo. Pare che l’Apostolo delle Genti l’abbia convertito a Cristo durante il suo primo viaggio missionario. Tito accompagnò a Gerusalemme Paolo e Barnaba (uno fra i più autorevoli esponenti della prima comunità cristiana, tanto che, pur non essendo dei Dodici, viene chiamato apostolo), dove Paolo si oppose energicamente alla sua circoncisione, difendendolo contro coloro che la pretendevano poiché proveniente “dai gentili”. In seguito Tito fu inviato alla comunità cristiana di Corinto, con lo scopo di riconciliarla con Paolo, facendo l’intermediario tra quest’ultima e l’apostolo. Nella lettera che gli indirizzò Paolo, appare residente a Creta come vescovo della locale Chiesa, incarico affidatogli dall’apostolo sicuramente dopo la sua liberazione dalla sua prigionia romana. Fu qui che San Paolo gli scrisse, pregandolo di raggiungerlo a Nicopoli nell’Epiro (regione compresa tra le attuali Albania meridionale e Grecia nord-occidentale). Probabilmente di lì lo inviò in Dalmazia, sulla costa adriatica dei Balcani, dove sarebbe deceduto di morte naturale dopo il 69 circa. Le fonti concernenti Timòteo e Tito mettono bene in luce la disponibilità di questi collaboratori di Paolo, la loro prontezza nell’assumere incarichi delicati, consistenti spesso nel rappresentare Paolo anche in occasioni non facili. Essi, pertanto, col loro esempio ci insegnano a vivere il Vangelo con generosità, non dimenticando che ciò comporta anche un servizio alla Chiesa stessa, in qualsiasi campo esso sia.
Roberto Moggi
Home page   ARGOMENTI

Commenti

Post popolari in questo blog

Il mondo è il monastero dell'uomo saggio

Il mondo è il monastero dell'uomo saggio e la vita è il suo maestro. Un eremo, un posto sperduto nel quale rifugiarsi, lontani da qualsiasi fastidio e sofferenza morale. Può rappresentare uno di quei sogni nel cassetto, che nemmeno ci si illude che possano realizzarsi, restando un castello in aria, nel quale ci si rifugia, per trovare la forza di sopportare la realtà, quando diventa troppo pesante. Per la maggior parte, resta l'unica realtà conosciuta, ma qualcuno, a poco a poco, si rende conto che l'eremo tanto sospirato ce l'ha sempre avuto davanti e non deve far altro che entrarci, anzi, non ha fatto in tempo a realizzarlo, che già ci si trova dentro e lì vi incontra il maestro che, per tutta la sua esistenza e fino a quel momento, ha ritenuto che non fosse altro che la sua vita e non l'insegnante che tanto desiderava. rm Home page    ARGOMENTI

19 Marzo 2023 - Beato Andrea Gallerani

19 MARZO 2023 - BEATO ANDREA GALLERANI Oggi - 19 marzo 2023 - essendo la IV domenica “Laetare” (verbo latino che significa letteralmente “Rallegrati”) del tempo di Quaresima, alla luce del Calendario Liturgico Generale, non si celebra la solennità di San Giuseppe sposo della Beata Vergine Maria, normalmente celebrata in questo giorno, trasferita a domani lunedì 20 marzo. L'espressione “domenica Laetare”, deriva dallo incipit (inizio) dell'introito nella messa odierna, che, in latino, inizia con “Laetare Jerusalem” (che significa “Rallégrati, Gerusalemme”). La Chiesa, infatti, nel mezzo del duro cammino quaresimale, con questa particolare domenica vuole sostenere i fedeli e ravvivarne la speranza e la gioia per la Pasqua che si avvicina. In questo giorno sospende le tristezze della Quaresima: i canti della messa non parlano che di gioia e di consolazione, si fa risentire l’organo, rimasto muto nelle tre domeniche precedenti e si sostituiscono i paramenti viola con quelli r...

23 Aprile 2023 - San Giorgio martire

23 APRILE 2023 - SAN GIORGIO Oggi - 23 aprile 2023 - III domenica di Pasqua, Pasqua settimanale che ha la precedenza sulle altre celebrazioni, la Chiesa ricorda San Giorgio, martire. Di Georgius (Giorgio), questo il suo nome in latino, ad eccezione del martirio si hanno pochissime notizie, provenienti per lo più dal “Passio Georgii” (“Passione di Giorgio”), ampliato nel corso dei secoli e che il “Decretum Gelasianum” (“Decreto Gelasiano”) del 496 classifica tra le opere apocrife. Alla luce di questo, si può desumere che Giorgio nacque attorno alla seconda metà del 200, nella Provincia Imperiale Romana di Cappadocia (oggi nella parte centrale della Turchia asiatica), dai genitori Geronzio, di origine persiana, e Policronia, cappadoce, probabilmente entrambi cristiani. Ebbe un’eccellente educazione, che gli aprì le strade verso le più alte cariche pubbliche, ma lui, a un certo punto, decise di intraprendere la carriera militare e si arruolò, venendo destinato a un reparto di stanza...