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LUGLIO 2023 - SAN LORENZO DA BRINDISI
Oggi - 21
luglio 2023 - venerdì della XV settimana del tempo ordinario, la Chiesa
celebra la memoria facoltativa di San Lorenzo da Brindisi, sacerdote e
dottore della Chiesa. Giulio Cesare, questi i suoi nomi di battesimo,
nacque il 22 luglio 1559 a Brindisi, città portuale sul mare Adriatico
della parte meridionale della Puglia, appartenente al Regno
di Napoli (oggi capoluogo dell’omonima provincia della regione Puglia),
nella famiglia Russo della piccola borghesia. Ancora molto piccolo
rimase orfano di padre, ma riuscì ugualmente a studiare nella sua città,
presso le scuole per allievi “esterni” dei Francescani Conventuali di
San Paolo Eremita, i quali gli insegnarono a conoscere e amare il
Signore, accendendo in lui la fiamma della vocazione sacerdotale. Tra il
1565 e il 1567, infatti, passò tra gli alunni “interni” con l'abito dei
Frati Conventuali, passando poi alla scuola per oblati e candidati alla
vita religiosa. A quei tempi, i locali Francescani Conventuali avevano
l’usanza di fare tenere, in alcune solennità e feste, pubbliche prediche
ad alcuni tra i loro migliori studenti, che ritenevano particolarmente
portati allo scopo. Egli fu subito prescelto e iniziò così la sua
predicazione al popolo. La morte della madre, avvenuta da lì a breve,
oltre che lasciarlo completamente solo, gli creò notevoli difficoltà
economiche, senza per altro ricevere alcun aiuto dai tanti parenti,
neppure da Padre Giorgio Mezosa, che oltre che congiunto era suo
insegnante presso i Conventuali. Di conseguenza, nel 1573, appena
quattordicenne fu costretto a trasferirsi a Venezia, capitale
dell’omonima “Serenissima” Repubblica (oggi capoluogo della regione
Veneto), presso uno zio sacerdote, direttore di una scuola privata e
curatore dei Chierici di San Marco, potendo così proseguire negli studi e
irrobustire la propria vocazione, che però s’indirizzò verso i Frati
Minori Cappuccini. Il 18 febbraio 1575 vestì l'abito Francescano,
assumendo, per devozione e gratitudine, il nome religioso del Vicario
Provinciale dell’Ordine pro tempore, Padre Lorenzo da Bergamo e
divenendo da quel momento Padre Lorenzo “da Brindisi”. Nella prestigiosa
università della vicina Padova completò gli studi di logica e
filosofia, favorito da un'intelligenza acuta e da una memoria
prodigiosa. Divorò tutti i libri che gli vennero a portata di mano e,
volendo approfondire la conoscenza della Sacre Scritture nel testo
originale, studiò l'ebraico e l'aramaico. Con un intervento eccezionale
della Grazia, riuscì a padroneggiare dette lingue così bene che i
rabbini lo scambiavano per un ebreo, disputando con lui nella stessa
lingua dei Profeti. Tuttavia, per l'eccessiva tensione, i continui
sforzi e le incessanti penitenze, a un certo punto dovette sospendere
gli studi. In questo stato di debilitazione, affetto probabilmente da
tubercolosi, fu ricoverato d'urgenza nell'infermeria del convento di
Oderzo, non lungi da Treviso e dalla stessa Venezia (oggi in provincia
di Treviso, Veneto). Qui, un giorno, all'improvviso, fu visto scoppiare
in una serie incontenibile di singhiozzi e al Padre Guardiano, che
cercava di consolarlo, rivelò che la Madonna lo aveva guarito. Riprese
le forze, tornò quindi nuovamente a Venezia, per finire gli studi di
teologia, fino a quando, il 18 dicembre 1582, fu ordinato sacerdote,
sebbene egli non si sentisse degno di ciò. Da quel momento fece passi da
gigante nella gerarchia dei Cappuccini. A qualche mese
dall'ordinazione, memore delle esperienze fatte sin da bambino, cominciò
a predicare. Da allora, per quasi tutta la vita, la semina della parola
di Dio fu per lui l'occupazione più importante e impegnativa. La
maggior parte degli scritti che ci lasciò ha avuto origine dalla sua
infaticabile attività di predicatore. Alla bella presenza che s'imponeva
al pubblico, univa una voce potente, un gesto esuberante, doti
intellettuali e morali superiori. Nel 1589 divenne Vicario Generale
dell'Ordine in Toscana, nel 1594 Provinciale di Venezia, nel 1596
secondo Definitore Generale, nel 1598 Vicario Provinciale in Svizzera,
nel 1599 primo Definitore Generale e, nel medesimo anno, venne anche
posto alla guida dei missionari che i Cappuccini - su disposizione del
Pontefice Clemente VIII (dal 1592 al 1605) - inviavano nei territori
tedeschi e boemi del Sacro Romano Impero, per la restaurazione e la
difesa della fede contro le sette, gli eretici e i protestanti.
Nell'ottobre del 1601, chiese di essere uno dei quattro cappellani
incaricati all'assistenza spirituale delle truppe cattoliche coalizzate,
grazie all’intervento del Papa, nella guerra contro i turchi, nota come
“Lunga Guerra” (complessivamente dal 1593 al 1606). La sua domanda fu
accolta e fu destinato all'accampamento imperiale della città di
Székesfehérvár (in italiano Albareale) in Ungheria, dove si trovava
anche l’Imperatore del Sacro Romano Impero Ferdinando I d’Asburgo (dal
1556 al 1564). Lorenzo vi giunse il 9 ottobre, distinguendosi subito per
l'aiuto e per la fermezza durante l'attacco turco. Il 24 maggio 1602,
fu eletto Vicario Generale dell'Ordine, con l'impegno di visitare tutte
le Province dell'Ordine e si dedicò di conseguenza a questo incarico.
Nel 1604, durante il triennio del suo generalato, poté tornare anche a
Brindisi, dove decise per conto dell’Ordine la costruzione di una chiesa
con annesso monastero di clausura, trovando i finanziatori nel Duca di
Baviera, nella Principessa di Caserta e in altre personalità conosciute
durante i suoi viaggi in Europa, mentre il terreno era quello della sua
casa natale. Nel 1618 giunse a Napoli, capitale dell’omonimo Regno
sottoposto a quello di Spagna, dove fu convinto dai patrizi locali a
recarsi a Madrid (Spagna) per esporre al Re Filippo III (dal 1598 al
1621) le malversazioni e i soprusi perpetrati dal Viceré don Pietro
Giron, Duca di Ossuna. Il 26 maggio 1619, dopo avere evitato
miracolosamente l'agguato di sicari e ostacoli di varia natura, fu
ricevuto alla corte di Filippo III. Al termine del colloquio col
sovrano, per dare attendibilità alle sue parole, profetizzò la propria
morte imminente, aggiungendo che, se lo stesso sovrano non avesse
provveduto al bene dei propri sudditi, sarebbe pure morto entro due
anni. Il 22 luglio 1619, a Belém, frazione della città di Lisbona in
Portogallo, allora formalmente unito alla Spagna, Lorenzo morì
probabilmente avvelenato. Il 31 marzo 1621, come profetizzato, si spense
anche Re Filippo III, che aveva ignorato la profezia, disatteso le
legittime richieste dei sudditi napoletani e aveva favorito il Viceré
don Pietro Giron. Lorenzo fu sepolto a Villafranca del Vierzo, nella
Galizia (Spagna), presso il convento dell'Annunciata delle Monache
Clarisse. Fu proclamato santo da Papa Leone XIII (dal 1878 al 1903) nel
1881 e, nel 1959, fu annoverato tra i dottori della Chiesa, col titolo
di “Doctor Apostolicus” (Dottor Apostolico), dal Pontefice San Giovanni
XXIII (dal 1958 al 1963). Lorenzo mise a disposizione dell’apostolato le
notevoli doti d’intelligenza e il fervore spirituale che lo
contraddistinguevano, unitamente alla coerenza del suo ascetismo e alla
saggezza nel governo dei confratelli.
Roberto Moggi
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