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LUGLIO 2023 - SANT’ APOLLINARE
Oggi - 20 luglio 2023 - giovedì della XV
settimana del tempo ordinario, la Chiesa celebra la memoria facoltativa
di Sant’Apollinare, vescovo e martire. Di Apollinaris (Apollinare),
questo il suo nome latino, spesso indicato con la specificazione “di
Ravenna”, non si conosce molto. Come per molti santi paleocristiani, le
fonti storiche a lui riferite sono prevalentemente tardive
e con elementi a tratti leggendari, anche se possono basarsi su
tradizioni precedenti e fondate storicamente. Il più antico documento
che parla di lui risale a San Pietro Crisologo (406-450), vescovo di
Ravenna e dottore della Chiesa. Egli, nel suo Sermone contraddistinto
dal progressivo 128 della relativa raccolta, ricorda Apollinare come
primo vescovo della Chiesa ravennate e martire, senza però fornire
esaurienti dettagli sulla sua vita: “… Egli fu l’unico …” - scrive - “…
che adornò questa Chiesa locale con l’eccelso nome del martirio ...”. Lo
definisce ancora come “buon pastore”: “… Ecco, è vivo, ecco, come il
buon pastore fa sorveglianza in mezzo al suo gregge ...”. Una scarna
menzione di Apollinare è fatta anche nel Martirologio Geronimiano,
attribuito al dottore della Chiesa San Girolamo (347-420), ma risalente
all'inizio del V secolo. Ugualmente, il “Passio Sancti Apollinaris”, un
testo che la critica colloca tra il VI e il VII secolo, è un importante
documento agiografico, che aiuta a ricostruire la storia di Apollinare.
Secondo la più accreditata tradizione, che trova conforto nelle fonti
citate, il protovescovo ravennate nacque nel I secolo dopo Cristo ad
Antiochia di Siria, nell’omonima provincia romana (oggi nella parte nord
orientale della Turchia asiatica, non lontano dal confine con l’attuale
Siria), da una famiglia ebrea. Anche se il suo nome è di origine
gentile (dedicato ad Apollo, divinità della religione greca e romana),
bisogna tenere presente che la diffusione tra gli ebrei di nomi greci e
romani era comune nel I secolo. In quella che dovrebbe essere la sua
città natale, conobbe il cristianesimo tramite la predicazione di San
Pietro Apostolo, convertendosi velocemente e divenendone un discepolo.
Infatti, quando Pietro si imbarcò per Roma, durante il regno
dell'Imperatore Claudio (dal 41 al 54), lo seguì nell’Urbe. Da lì,
l’Apostolo, lo avrebbe poi inviato a Ravenna ad annunciare il Vangelo
tra i pagani, dicendogli, come riferisce sempre San Pietro Crisologo: “…
Tu che siedi con noi, ecco che sei istruito su tutto quello che ha
fatto Gesù. Alzati e ricevi lo Spirito Santo e nello stesso tempo il
pontificato, e recati nella città che si chiama Ravenna. C’è là un
popolo numeroso. Predica a essi il nome di Gesù e non aver paura.
Infatti, tu sai bene chi sia veramente il Figlio di Dio che restituì la
vita ai morti e porse la medicina agli ammalati …”. Dopo molte parole -
narra ancora il Crisologo - il beato Apostolo Pietro, pronunciando una
preghiera e ponendo la mano sul suo capo, disse: “… Il Signore nostro
Gesù Cristo mandi il suo angelo che prepari la tua strada e ti conceda
quanto avrai chiesto …” e baciandolo lo congedò. A Ravenna, città della
quale fu nominato primo vescovo e dove, con la sua sola voce,
distruggeva le statue degli idoli pagani, per volontà di Dio, guarì ogni
sorta di malati, scacciò demoni e ridonò la vita a una ragazza morta,
la figlia di Menenio Rufo, funzionario imperiale che aveva il comando
militare di Ravenna. Il “Passio Sancti Apollinaris” registra l’attività
missionaria del vescovo Apollinare a Ravenna e nella circostante regione
Emilia, ma anche - durante i suoi viaggi pastorali - lungo le coste di
Corinto in Grecia, dove fece naufragio, lungo le rive del fiume Danubio
in Europa e infine in Tracia, nell'estrema punta sud orientale della
Penisola Balcanica (oggi corrispondente pressapoco alla Turchia
europea), presentando così la sua figura come quella di un
evangelizzatore itinerante. Il ritorno a Ravenna segna, nel racconto
agiografico della Passio, l’ultima parte della sua vita: il testo
riporta gli ultimi miracoli compiuti e il suo costante annuncio della
Parola del Signore, prima di subire il martirio per mano dei pagani, non
lontano dalla città di Classe, oggi frazione di Ravenna, luogo dove
verrà sepolto “in un’arca di sasso”. Un’antica tradizione attestava il
suo martirio nel 74 dopo Cristo, pochi anni dopo il martirio
dell’Apostolo Pietro (avvenuto a Roma tra il 64 e il 67), circostanza
che rimarcava il legame tra il protovescovo ravennate e il vescovo di
Roma. Nei secoli passati, la questione concernente il luogo della
sepoltura del Santo, è stata oggetto di un’importante controversia tra i
monaci classensi e i monaci della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo a
Ravenna, disputa nella quale intervenne direttamente Papa Alessandro III
(1159-1181) che, nel 1173, decise di inviare un suo rappresentante per
verificare quale dei due monasteri custodisse realmente le spoglie del
protovescovo. Le reliquie di Apollinare furono rinvenute nella cripta
della basilica classense e, sul suo corpo, furono rinvenute tre piccole
lamine d’argento che riportavano passi inerenti alla sua vita e al suo
martirio. Nel 1874, parte di queste reliquie (il capo e la mano destra)
furono trasferite nel Duomo di Ravenna, dove ancor oggi si trovano, in
una teca collocata entro l’altare maggiore. È patrono della città e
della Romagna.
Roberto Moggi
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