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O amor de povertate di Jacopone da Todi

Testo, parafrasi, analisi e commento della lauda "O amor de povertate" scritta da Jacopone da Todi. 

Testo:

O amor de povertate,
renno de tranquillitate!
Povertat'è via secura,
non n'à lite né rancura,
de latrun' non n'à pagura
né de nulla tempestate.
Povertate more en pace,
nullo testamento face;
larga el monno como iace
e le gente concordate.
Non n'à iudece né notaro,
a ccorte non porta salaro,
ridesse de l'omo avaro,
che sta 'n tanta ansietate.
Povertate, alto sapere,
a nnulla cosa suiacere
e 'n desprezzo possedere
tutte le cose create.
Chi desprezza, sé possede;
possedenno, non se lede;
nulla cosa i piglia el pede
che non faccia so iornate.
Chi descidra è posseduto,
a cquel c'ama s'è venduto;
se ll'om pensa que n'à auto,
ànne aute rei derrate.
Troppo so' de vil coraio
ad entrar en vassallaio,
simiglianza de Deo c'aio
detorpirla en vanetate!
Deo no n'aberga 'n core stretto;
tant'è granne, quant'ài affetto.
Povertate à sì gran petto
che cci aberga Deitate.
Povertat'è cel celato
a chi è 'n terra ottenebrato.
Chi è nel terzo cel su entrato
ode arcana profunditate.
El primo cel è fermamento,
d'onne onor espogliamento;
granne presta empedemento
a envinir securitate.
A ffar l'onore en te morire,
le recchezze fa esbannire,
la scienzia tacere
e ffuir fama de santetate.
Le recchezze el tempo tolle,
la scienzia en vento estolle,
la fama aberga et arcoglie
l'epocresia d'onne contrate.
Pareme celo stellato
chi de queste tre è espogliato.
Ôcce un altro cel velato,
acque clare sollidate.
Quatro vènti movo el mare,
che la mente fo turbare;
lo temere e lo sperare,
el dolere e 'l gaudiate.
Queste quatro espogliature
plu ca le prime tre so' dure;
s'e' llo dico pare errore
a chi non n'a capacitate.
De l'onferno non temere
néd en cel spen non n'avere
e de nullo ben gaudire
e non doler d'aversitate.
La vertù non n'è 'mproquene
cà 'l proquene è for de téne;
sempre encognito te tene,
ad curar tua infirmitate.
Se so' nude le vertute
e lle vizia non vestute,
mortale sento ferute,
caio en terra vulnerate.
Po' le vizia so' morte,
le vertute so' resorte,
confortate de la corte
d'onne empassibilitate.
Lo terzo celo è de plu altura,
non n'à termene nné mesura,
for de la 'magenatura
'n fantasì' morteficate.
Da onne ben sì tt'à spogliato
et de vertut'espropiato;
tesaurizzat'el so mercato
en propia tua vilitate.
Questo celo è fabrecato,
enn un nichil è fundato,
o l'amor purificato
viv'ennela Veretate.
Ciò che tte parìa non ène,
tanto è 'n alto quel ched ène;
la Superbia en celo s'ène
e dànnase l'Umilitate.
Enfra la vertut'e l'atto
multi ci odo êl ioco: "Matto!";
tal sse pensa aver bon patto
che sta 'n terr'alienate.
Questo celo à nome None
(mozz'a lengua entenzione),
là ve l'Amore sta en presone
en quelle luce ottenebrate.
Omne luce è tenebria
ed onne tenebre c'è dia;
la nova filosafia
l'utre vecchi à descipate.
Là 'v'è Cristo ensetato,
tutto 'l vecchio ènne mozzato,
l'uno en l'altro trasformato
en mirabele unitate.
Vive amore senz'affetto
et saper senza entelletto;
lo voler de Dio eletto
a far la sua volontate.
Viver io e non io,
e l'esser meo e<n> non esser meo!
Questo è un un tal trasversio
che non ne so difinitate.
Povertate  è nulla avere
e nulla cosa poi volere

e onne cosa possedere
en spirito de libertate.

Parafrasi
O amore di povertà, regno di tranquillità! Povertà è la strada sicura, su cui non s'incontrano né liti né odi, non si devono temere i ladri né alcuna tempesta. Povertà muore in pace, non lascia nessun testamento, lascia il mondo come sta e tutti lascia in armonia. Non ha bisogno né di giudici né di notai, non paga tributi a corte, se ne ride dell'avaro che se ne sta così ansioso. Povertà è la grande sapienza di non rendersi schiavo di nulla, di sprezzare tutte le cose create. Colui che disprezza ciò che possiede, pur nel suo possesso non si fa del male, niente lo trattiene dal vivere [come meglio crede] la sua giornata. Chi desidera è posseduto: si è venduto a quello che brama; se egli pensa a ciò che ne ha avuto, questo è stato cattivo profitto. Avrei cuore troppo vile a sottomettermi alla schiavitù [delle cose, del denaro] per prostituire a vani interessi quanto vi è in me di divino. Dio non alberga in un cuore avaro, perché è tanto grande da occupare ogni tuo pensiero; la povertà ha petto tanto capace che Dio può trovarvi riparo. La povertà è un cielo proibito a chi è ottenebrato sulla terra; chi è salito al terzo cielo, ne ode l'arcana profondità. Il primo cielo è il firmamento, spogliazione di ogni onore che è un grande impedimento per chi vuole trovare la sicurezza. Per uccidere in te il senso dell'onore da' in bando alle ricchezze, fai tacere la tua sapienza e fuggi la fama di santità. La ricchezza ti ruba il tempo, la scienza va a finire in vento, la fama accoglie e ricovera l'ipocrisia del possesso. Chi si è spogliato di queste tre cose [ricchezza, sapienza, fama] mi sembra un cielo stellato. Vi è un altro cielo nascosto: acque chiare ghiacciate. Quattro venti agitano il mare e turbano la mente: paura, speranza, dolore, felicità. Privarsi di questi quattro è più difficile che delle prime tre; se ne parlo, sembra un errore a chi non ha la capacità di intendere. Non temere l'inferno e non sperare nel cielo; non rallegrarti di alcun bene e non lamentarti delle avversità. La virtù non han un perché, il suo perché è fuori di te [l'ha in se stessa], e ti lascia a curare le tue infermità senza farsi capire. Se le virtù sono francamente nude e i vizi sono vestiti [di apparenza terrena], questi ultimi si procurano ferite mortali e cadono a terra. Poi i vizi muoiono e le virtù risorgono, se sono confortate dall'impassibilità [dello stato mistico]. Il terzo cielo è il più alto, non ha confini; fuori dell'immaginazione, mortifica la fantasia. Se ti sei spogliato di ogni cosa e hai rinunciato alla virtù, guadagni abbondantemente conquistando il tuo annientamento. Questo cielo è un palazzo che si basa sull'annichilimento; in esso l'amore purificato vive nella verità. Quello che a te sembra essere [in un certo modo] non è così; tanto è in alto che la superbia [ti sembra] esaltata e l'umiltà dannata. Nel gioco tra il potere e il volere, si sentono molti dire «scacco matto», ma chi crede di avere vinto, sta in terra sconfitto. Questo cielo non ha nome, tronca la lingua e l'intenzione di parlarne; in esso l'amore è prigioniero delle luci velate [dall'intelletto]. Ogni giorno è notte, ogni notte è giorno, la nuova filosofia ha dissipato i vecchi otri, [le convenzioni antiche]; là dove Cristo è innestato, tutto il vecchio è cancellato, l'uno è trasformato nell'altro in mirabile unità. L'amore vive senza affetto, il sapere senza intelletto, il volere di Dio fa la sua volontà. Vivono contemporaneamente l'io e il non io, il mio essere non è più l'essere mio, questo è un tale paradosso che non so definirlo. Povertà è non possedere niente e non volere poi nulla; e possedere ogni cosa in spirito di libertà.

Commento
La lauda esalta la povertà, via certa, regno della tranquillità, pace e distacco da ogni terrena cura, alto sapere, libertà dal desiderio di possesso; cielo invisibile a chi è, in terra, ottenebrato e anche  a chi guarda il firmamento, a chi è turbato dal vento del timore, della speranza, del dolore e della gioia.

Il cielo della povertà è puro. E' questa una delle laude più ricche di pensiero: ogni luce è tenebra - scrive Jacopone - e in ogni tenebra splende la luce divina; la filosofia mistica ha superato i vecchi otri della tecnologia scolastica. La povertà è, nella rinunzia completa d'ogni cosa, spirito di libertà.
https://www.scuolissima.com/2015/09/o-amor-de-povertate-jacopone-da-todi.html

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