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23 Aprile 2023 - San Giorgio martire

23 APRILE 2023 - SAN GIORGIO
Oggi - 23 aprile 2023 - III domenica di Pasqua, Pasqua settimanale che ha la precedenza sulle altre celebrazioni, la Chiesa ricorda San Giorgio, martire. Di Georgius (Giorgio), questo il suo nome in latino, ad eccezione del martirio si hanno pochissime notizie, provenienti per lo più dal “Passio Georgii” (“Passione di Giorgio”), ampliato nel corso dei secoli e che il “Decretum Gelasianum” (“Decreto Gelasiano”) del 496 classifica tra le opere apocrife. Alla luce di questo, si può desumere che Giorgio nacque attorno alla seconda metà del 200, nella Provincia Imperiale Romana di Cappadocia (oggi nella parte centrale della Turchia asiatica), dai genitori Geronzio, di origine persiana, e Policronia, cappadoce, probabilmente entrambi cristiani. Ebbe un’eccellente educazione, che gli aprì le strade verso le più alte cariche pubbliche, ma lui, a un certo punto, decise di intraprendere la carriera militare e si arruolò, venendo destinato a un reparto di stanza a Lydda, detta anche Diospoli o Lidda, nella Provincia Romana di Palestina (oggi Lod, presso Jaffa-Tel Aviv in Israele). Altre fonti, tuttavia, avvallano una versione leggermente diversa su alcuni punti, nella quale Giorgio sarebbe nato verso il 280 proprio a Lydda, dove in seguito entrò nell’esercito. In ogni caso, la sua carriera militare fu esemplare e celere, tanto che divenne Tribuno militare e Ufficiale delle forze armate in Palestina. Presto cominciò a frequentare la locale comunità cristiana e, a seguito di un profondo e travagliato discernimento interiore, decise di donare ai poveri tutti i suoi averi. Il suo amore per Gesù fu radicale e la sua condotta di vita esemplare, ricevendo anche il dono della profezia, acquisendo la chiara consapevolezza dei tormenti che avrebbe dovuto sopportare per amore di Cristo, nel corso dei sette anni a venire. Infatti, durante la persecuzione scatenata contro i cristiani dall’Imperatore Diocleziano (284-305), così come gli era stato prodigiosamente predetto, fu arrestato e torturato più volte, superando sofferenze durate proprio sette anni, durante i quali rimase sempre saldo nella fede e fedele a Gesù. Subì quindi il martirio, venendo decapitato, secondo il primo passio, nella stessa Lydda, sul luogo in cui esiste ancora oggi un sepolcro e sorse un santuario già nel IV secolo. Secondo altre fonti, invece, l’esecuzione sarebbe avvenuta a Nicomedia, città della Provincia Romana del Ponto in Anatolia (oggi İzmit, nella Turchia asiatica). Anche sull'anno del supplizio ci sono divergenze secondo le fonti. La principale la fissa nel 284, altre la retrocedono tra il 249 e il 251, altre ancora la posticipano al 303. Poi, al tempo delle Crociate (dal 1095 al 1272), nacque la leggenda di San Giorgio che affronta e uccide un drago per liberare una ragazza, da quest’ultimo tenuta prigioniera. Questo mitizzato racconto scaturì, probabilmente, all'errata interpretazione di un’immagine dell'Imperatore Costantino poi andata perduta, un quadro o un affresco che si trovava allora a Costantinopoli, raffigurante l’Imperatore mentre affrontava e sconfiggeva un demone. La fantasia popolare facilmente “ricamò” sopra tutto ciò, e il racconto, passando per l'Egitto, dove Giorgio fu molto venerato ed ebbe dedicate molte chiese e monasteri, divenne una leggenda affascinante. Probabilmente, la diffusione del racconto di San Giorgio e il drago, nato all’ombra delle piramidi, fu ulteriormente facilitata anche da una scena riprodotta su un quadro (di cui un esemplare si trova tuttora al museo parigino del Louvre, Francia), raffigurante il dio Horu purificatore del Nilo, nelle sembianze di cavaliere dalla testa di falco in uniforme romana, in atto di trafiggere un coccodrillo tra le zampe del cavallo da lui montato. Il corpo di Giorgio sarebbe stato recuperato da alcuni ardimentosi cristiani e sepolto in Lydda. Ancora oggi è presente in Lod (Israele) la sua tomba, all’interno di una chiesa a lui dedicata. Sotto il pontificato di Papa Zaccaria (dal 741 al 752), nella Basilica Lateranense dell’Urbe ne fu ritrovato il cranio, probabilmente anticamente trasportato in Italia. Il Pontefice lo fece trasportare nella basilica romana di San Giorgio in Velabro con una solenne processione. L’insigne resto, racchiuso in un busto d’argento, fu però poi custodito anche a San Pietro in Vaticano. Il 16 gennaio 1408 fu trasferito nuovamente a San Giorgio in Velabro, dove ancora è visibile il cofanetto-reliquiario presso l’altare maggiore. Nel 1600, una parte della reliquia fu donata alla città di Ferrara (oggi capoluogo dell’omonima provincia della regione Emilia-Romagna).

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