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16 Gennaio 2023 - San Marcello I, papa

16 GENNAIO 2023 - SAN MARCELLO I, PAPA
Oggi - 16 gennaio 2023 - lunedì della II settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa ricorda, tra i vari santi e beati, San Marcello I, papa. Di Marcellus (Marcello), questo il suo nome nella natia lingua latina, si conosce ben poco prima dell’elezione al Soglio Pontificio. Le principali notizie si rilevano dal “Liber Pontificalis” (Libro dei papi) e dal Breviario Romano, che riprendono entrambi un “Passio Marcelli” (Passione di Marcello) del V secolo, contenuto negli “Acta Sanctorum”. Tuttavia, sappiamo che nacque a Roma probabilmente verso il 255 e che vi divenne presbitero. Durante il regno dell’imperatore Diocleziano (dal 284 al 305), le persecuzioni contro i cristiani si fecero particolarmente violente, tanto che parte di essi, sottoposti a minacce e torture, nella loro debolezza e fragilità umana giungevano, per paura e sfinimento, ad abiurare la fede in Cristo e a sacrificare agli dei pagani, per aver salva la vita loro e dei familiari. A questa drammatica situazione, nel 304, si aggiunse la rinuncia all'ufficio di Romano Pontefice da parte del vigente papa San Marcellino I (dal 296 al 304). Fu così che - in base alla tradizione - dopo un periodo di vacanza della sede di circa due anni, nel 306, Marcello sarebbe stato eletto quale suo successore, anche se pare abbia dovuto attendere fino al 308 prima di prendere effettivo possesso della Cattedra. A tale proposito, comunque, è opportuno specificare come alcuni studiosi ipotizzino che - sebbene in calendari ed elenchi pontificali gli sia attribuito il titolo di pontefice (trentunesimo in ordine cronologico) - forse egli non lo sarebbe effettivamente mai stato, rivestendo semplicemente il precario ruolo e titolo di “Primo tra i sacerdoti romani”, per sopperire in qualche modo alla predetta subentrata abdicazione del Pontefice Marcellino I. In ogni caso, sotto il regno del nuovo imperatore Massenzio (dal 306 al 312), la Chiesa romana si riorganizzò tramite la guida inflessibile di Marcello, mentre sorgeva il problema dei moltissimi cristiani che per paura o costrizione avevano rinnegato il proprio credo. Questi ultimi, infatti, chiedevano a gran voce, manifestando pentimento, di essere riammessi nella Chiesa. I fedeli che avevano apostatato e che ora volevano tornare in seno alla comunità dei credenti, furono chiamati “Lapsi” (dal latino “Lapsus”: “Cadere” o “scivolare”), cioè “Caduti” o “Scivolati”. Quelli che erano ricaduti apertamente e stabilmente nei loro culti idolatri, invece, furono chiamati “Relapsi” o “Relassi” (dal latino “Relapsus”: “Ricadere”), cioè “Ricaduti”. Tali erano considerati tutti quelli tornati al paganesimo dopo avere abbracciato la fede cristiana. Marcello affrontò questa seria problematica con grande energia, ma il problema dei “Lapsi” e dei “Relapsi” fu molto difficile da comporre e risolvere, profondamente segnato com’era dalle piaghe dell’infedeltà e dalle cicatrici del tradimento. Egli fu severo con i “Lapsi”, ai quali impose pesanti penitenze e severissimo con i “Relapsi”. Altrettanto duro fu, inoltre, con coloro che, all’interno della chiesa, avevano formato una specie di fazione “lassista”, che tentava di giustificare, se non addirittura difendere, il comportamento dei cristiani rinnegati. Egli pretese, da chi voleva essere riammessi nel consesso dei fedeli, la penitenza, il sincero pentimento e l’impegno a non più cadere. Marcello, con grande dinamismo, cercò anche di riorganizzare la Chiesa attraverso una nuova suddivisione amministrativa nell’intero territorio imperiale, in venticinque “Sezioni” o “Parrocchie”, che presero il nome di “Tituli” (Titoli). Tuttavia, a causa della sua intransigenza, si formò nella Chiesa e nella società romana un partito che gli si opponeva, mentre scoppiarono tumulti e avvennero altre sedizioni. Secondo quanto riportato dal "Catalogo Liberiano", che parla d’un pontificato durato meno di due anni, verso la fine del 308 o l'inizio del 309, l’Imperatore Massenzio lo ritenne responsabile dei disordini e lo fece condannare a compiere forzatamente i lavori più umili e faticosi nelle stalle di un “Catabulum” romano (ossia, una sede del servizio postale dell'Impero Romano) fino alla morte avvenuta per sfinimento, verosimilmente il 16 gennaio 309. Il suo corpo, secondo il “Martirologio Geronimiano”, fu sepolto fuori l’Urbe, nelle catacombe dette di Priscilla, dove si trova una lapide con l’epigrafe che papa San Damaso I (dal 366 al 384) fece collocare in sua memoria, tracciandone sinteticamente i punti principali della vita. Essa, nella traduzione italiana dal latino, recita: “Pastore vero, perché manifestò ai lapsi l’obbligo che avevano di espiare il loro delitto con le lacrime della penitenza, fu considerato da quei miserabili come un terribile nemico. Di qui il furore, l’odio, la discordia, la sedizione, la morte”. Cinquecento anni dopo, nel corso del IX secolo, le sue spoglie furono trasferite e tumulate sotto l'altare maggiore della chiesa di San Marcello al Corso in Roma, dove ancora oggi si trovano.
Roberto Moggi
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