Passa ai contenuti principali

201001 - Desideriamo controllare il prossimo?

TCNCH - 201001
Se desideriamo continuamente di controllare il prossimo, chiediamoci il perché.
Il saggio si guarda bene dal desiderio di dominare gli altri, perché è esente dai difetti che caratterizzano chi ha l'abitudine di cercare sempre di imporre il proprio volere al prossimo.
Una forte insicurezza, l'incapacità di riuscire a gestire la paura, l'ira, la frustrazione ed altre sensazioni negative che lo affliggono, inducono il possessore di tali nevrosi ad alleviarle, o almeno a farle passare in secondo piano, impiegando tutte le sue forze per controllare e dirigere le attività di chi ha la disgrazia di vivere nel suo raggio d'azione, traendone un senso di appagamento che lo illude di essere superiore agli altri.
Un illusione che deve essere nutrita continuamente per tenere a bada i demoni costituiti dai suoi timori.
Impariamo, nel più elementare percorso d'introspezione che ci è possibile, a chiederci il perché, se abbiamo un carattere anche solo minimamente simile a quanto esposto, scegliendo il metodo più facile per eliminare le cause di un comportamento negativo e opprimente per chi ci vive intorno.
Impariamo a padroneggiare e a contenere il desiderio di controllare gli altri fino ad eliminarlo e, cessando tale l'effetto, a poco a poco, cesseranno anche le cause, perché lavorando su noi stessi, saremo riusciti a individuarle, a considerarle nella loro futilità e a buttarcele dietro le spalle come si fa con qualsiasi sentimento inutile e dannoso.
E a quel punto avremo cominciato a scoprire il potere molto più gratificante del dominio che stiamo imparando ad esercitare su di noi, l'unico dominio che merita ampiamente d'essere coltivato.
Tra i vantaggi che conseguiremo ci sarà che non rischieremo un'ulcera o qualche altro malanno psicosomatico e investiremo non solo in una maggiore pace e serenità di vivere, ma anche a godere di più salute e di una migliore aspettativa di vita.
rm
Home page   ARGOMENTI

Commenti

Post popolari in questo blog

’A mal’èvera subbeto cresce!

’A mal’èvera subbeto cresce! La malerba subito cresce. L'erba cattiva infesta orti e prati velocemente, così il male nel mondo. Da I proverbi napoletani a cura di Gianni Polverino, Presidente presso Napoli Centro Storico. Proverbi e Tradizioni Con una metafora rappresentata dalle erbe infestanti, che sono definite anche malerbe, contro le quali combatte l'agricoltore, per preservarne i prodotti coltivati, si raffigura tutto il male che è nel mondo, che sia prodotto da fatti o da persone. All'agricoltore piacerebbe tanto che le messi, i frutti e gli ortaggi che coltiva, crescessero con la stessa facilità delle malerbe, senza lavori di scerbatura e diserbanti, ma purtroppo è il contrario che succede, come il male nel mondo che, rispetto al bene, è spesso più facile che sorga. Riguardo ai malvagi che infestano qualsiasi comunità, fa eco il detto: L'erba cattiva non muore mai, mentre a essere calpestata è quella buona, perché a farne le spese sono le persone ret...

Ricordi dispettosi.

Ricordi del passato, di certe realtà tanto cambiate, col desiderio utopico di riviverne alcune e quello indisponente che ci ostacola nel dimenticarne altre.   Ti vidi e tutto cambiò, niente sarebbe stato come prima. Parlammo e tutto cambiò, niente sarebbe stato come prima. Ci unimmo e tutto cambiò, niente sarebbe stato come prima. Fuggisti e tutto cambiò, niente sarebbe stato come prima. Provai a dimenticarti, ma niente è cambiato e tutto è restato come prima, in un ricordo che non riesco a cancellare e il mondo non è come vorrei che fosse, tornando ad essere quello che era prima. rm Home page    ARGOMENTI

’O ttuósseco manco ’e súrece ’o vvònno

Il veleno neanche i topi lo vogliono. Le cose brutte e cattive sono evitate da tutti. Da I proverbi napoletani a cura di Gianni Polverino, Presidente presso Napoli Centro Storico. Proverbi e Tradizioni Si presenta il proverbio, con una constatazione più che ovvia, su quanto tutti vorremmo riuscire ad evitare le tragedie che ci avvelenano la vita. Sembra che la sorte scelga a caso i fortunati a cui si mostra buona e caritatevole e i disgraziati a cui assegna afflizioni e sofferenze, con i primi che magari si lamentano delle più banali traversie, perché non hanno conosciuto il peggio e i secondi, tra chi è annientato dalle pene alle quali è sottoposto e vi si arrende, e chi ha la forza di reagire alle tribolazioni, uscendone temprato, con una forza d'animo che lo fa sembrare addirittura invulnerabile, come leggiamo in un'allocuzione del poeta, pittore e aforista libanese naturalizzato statunitense Khalil Gibran: “Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza....